L’elettronica è al giorno d’oggi presente nella maggior parte delle case, sotto diverse forme e in numero elevato. Tuttavia la tecnologia ha una durata di vita limitata, dai 3 ai 4 anni per i telefoni cellulari, dai 5 ai 10 per gli elettrodomestici e così via. I dispositivi non più utilizzabili diventano dunque “rifiuti elettronici” e, in quanto tali, vanno smaltiti correttamente.

Il problema principale di questi rifiuti è che spesso non vengono smaltiti in modo sicuro dal punto di vista ambientale o finiscono per accumularsi in discariche abusive sparse in tutto il mondo.
Secondo il rapporto delle Nazioni Unite “The Global E Waste Monitor 2017”, su dieci milioni di tonnellate di rifiuti elettronici che vengono prodotti ogni anni dai 28 Stati membri dell’Ue, meno di un terzo viene riciclato. In Italia i rifiuti raccolti legalmente vengono solitamente smaltiti da consorzi appositi, generalmente sul territorio nazionale, dove subiscono un particolare trattamento vista la presenza di sostanze tossiche per l’ambiente presenti nei vari componenti al loro interno.

Molte aziende però dismettono i propri dispositivi ogni due/tre anni rinunciando al rinnovo dell’assistenza per comprarne nuovi, contribuendo così all’accumulo di rifiuti. Fortunatamente nel corso degli anni sono sorte diverse aziende, che si occupano di tali dispositivi e li rigenerano.

Un dispositivo rigenerato o ricondizionato, che sia esso un pc o un telefono cellulare, è un dispositivo usato, venduto da una società che esegue un tagliando sul prodotto (pulizia, reinstallazione ecc.), ne verifica lo stato e infine lo rivende con una copertura di 12 mesi di garanzia.

Il ricondizionato ha determinati vantaggi come il prezzo, nettamente inferiore rispetto a quello di un dispositivo uguale, ma acquistato come “nuovo” e svantaggi com’è invece la garanzia, inferiore di ben 12 mesi. Il prezzo finale dipende dunque dalla garanzia, dallo stato (Grado A, grado B ecc.) e dagli interventi eseguiti per “ricondizionarlo”, tutti fattori che influiscono sul risparmio, che può variare dal 50% al 70%.
Tali apparecchi sono un ottimo modo per provare a combattere l’accumulo di rifiuti elettronici, aiutano a risparmiare e all’apparenza e nell’utilizzo sono perfettamente in grado di competere con le loro controparti nuove.

Luca Marras

Luca Marras

Scrive per #upcperlascuola dal lancio del progetto, vive a Gorizia e studia Relazioni Pubbliche presso l'Università degli Studi di Udine. Lavora presso un'agenzia di digital marketing.