La didattica a distanza è la novità di questo periodo di emergenza sanitaria. A causa della lunga e imprevedibile sospensione delle lezioni in tutt’Italia, il sistema scolastico ha subito un cambiamento drastico, per il quale la scuola italiana è stata colta piuttosto impreparata.

La teledidattica è uno strumento di insegnamento  molto valido, ma che non dev’essere improvvisato né sottovalutato. Richiede una preparazione adeguata e tecnologie adatte alla partecipazione. E in un Paese dove una famiglia su quattro vive senza un dispositivo adeguato, questa forma di didattica rende l’istruzione inaccessibile a molti ragazzi.
Non solo. Parte dell’istituzione scolastica italiana non sembrerebbe in grado di affrontare un tipo di insegnamento diverso da quello frontale ed è restia rispetto all’utilizzo di nuovo tecnologie. Molti professori, infatti, si limitano ad assegnare una marea di compiti ai propri studenti, ostacolando anche i genitori.

Vi è la mancanza da entrambe le parti, ossia dalle famiglie mal disposte e dal mondo della scuola colto impreparato, ma il problema principale sembrerebbe essere proprio il livello di formazione dei docenti. Nonostante la spinta da parte del Miur all’utilizzo prevalentemente delle potenzialità del registro elettronico, le classi virtuali ed i canali digitali per condividere il materiale didattico, pari al 47/48%, è il numero degli insegnanti che non ha le conoscenze necessarie per gestire correttamente una classe in modo virtuale.

Su varie piattaforme social si è accesa la disputa sul voler introdurre stabilmente sistemi di formazione online, anche dopo l’emergenza Covid-19, ma il Paese stesso non è pronto ad affrontare un passo così importante. Le cause sono la scarsa alfabetizzazione informatica unita a cultura e abitudini del popolo poco favorevoli al cambiamento.
Ad alcuni utenti è stato chiesto se l’Italia fosse pronta alla cosiddetta “digital transformation” della scuola. Nella fascia al di sotto di 18 anni solo il 42% ha risposto di sì, mentre nella fascia di laureati e residenti all’estero, l’89% ha risposto in maniera scettica (ricerca realizzata su oltre 600 utenti dal centro di ricerca Lo Stilo di Fileta e Docety, piattaforma di e-learning per seguire video-corsi, lezioni private e seminari).

In una cultura “calorosa” e accogliente come quella italiana, ciò che più spaventa dell’e-learning, è il suo impatto su alcuni aspetti psicologici e sociali, come la conservazione del senso di appartenenza, la partecipazione di persona, l’empatia, il coinvolgimento, le amicizie e le varie interazioni che caratterizzano la vita scolastica.

Secondo TecnicaDellaScuola.it, l’emergenza sanitaria sta offrendo al sistema scolastico l’opportunità di sperimentare nuove modalità di insegnamento, che in un altro contesto avrebbero impiegato anni ad affermarsi. Molti studenti sono pronti ad affrontare tale cambiamento e lo desiderano, perciò è giunto il momento per la scuola e per i docenti di “fare la differenza” in questo momento critico.

Luca Marras

Luca Marras

Scrive per #upcperlascuola dal lancio del progetto, vive a Gorizia e studia Relazioni Pubbliche presso l'Università degli Studi di Udine. Lavora presso un'agenzia di digital marketing.